Radio, il peso piuma dell’informazione

Oggi il quotidiano la Repubblica (qui) ha pubblicato un’indagine sulla fiducia degli italiani nei mezzi d’informazione, a firma di Ilvo Diamanti. I dati della Demos&Pi si trovano a questo indirizzo. La radio ne esce abbastanza male, come un media in sostanza poco rilevante. Infatti, la utilizza tutti giorni per tenersi informato solo il 40,5% degli intervistati, contro l’86,7% della tv. Ma soprattutto, solo il 45,9% del campione ha molta o abbastanza fiducia nei notiziari di Radio Rai, molto meno di Tg regionale (72,8%), Tg3 (63,8%), Tg1 (63,6%), Tg2 (62,4%)  e Tg5 (56,7%). E’ anche vero che nel caso della radio una bella fetta di intervistati, il 23,8% , non si esprime. Bisogna quindi considerare due casi:

  1. Quel minuscolo 45,9% si riferisce a tutti gli intervistati. In questo caso, facendo i dovuti calcoli, i giornali radio Rai riscuoterebbero tra chi li conosce più o meno gli stessi consensi dei telegiornali Rai, che sono al contrario ben conosciuti.
  2. Il 45,9% si riferisce solo agli effettivi ascoltatori della radio. In questo caso la situazione sarebbe veramente  allarmante.

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Il giornale radio secondo Preziosi

Chiarezza, immediatezza e completezza dell’informazione radiofonica: sono queste le tre promesse di Antonio Preziosi, direttore GR Rai, agli ascoltatori. Oggi c’è stata in Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi l’audizione di Preziosi. L’idea di Preziosi è di fare di Radio Uno, di cui è direttore, “la Cnn della radiofonia italiana”, “un canale realmente all news, una moderna radio di flusso in cui informazione, programmi e musica fluiscano morbidamente in una sorta di tapis roulant”. L’idea dell’informazione di Preziosi è quella di tenere gli ascoltatori incollati alla radio come in Il calcio minuto per minuto (e chissà quando ci sarà l’approfondimento). La musica non sembra protagonista nella Radio Uno di Preziosi, che la vuole “accattivante e non distraente”.
Durante l’audizione sono emerse critiche sulla ripartizione degli spazi dedicati alle forze politiche, per esempio a Radio anch’io e Zapping. Problemi anche per la semplice ricezione: “la radio non si sente”. Per esempio, secondo i dati di Preziosi, Radio Uno si ascolta nell’ 86% della Lombardia, non di più, perché è questa l’effettiva copertura fm. Analizzata anche la questione dello spacchettamento (Gr1per rispondere alla domanda di informazione, Gr2 dotato di un linguaggio con discontinuità e rivolto a un pubblico giovane, con molto ritmo, un Gr3 di tono alto, caratterizzato da temi di politica, cultura e istituzionali) e del peso di Audiradio. Nelle battute finali Preziosi ha aggiunto che potenzierà il sito web di Radio Uno, facendolo diventare fonte di news.
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Libertà di informazione, il podcast

Oggi a Roma, a Piazza del Popolo, si svolgerà la manifestazione per la libertà di informazione indetta dalla Fnsi, il sindacato dei giornalisti. Secondo la FreedomHouse, organizzazione indipendente americana collegata all’Ocse, nel 2009 l’Italia è passata da paese in cui c’è libertà di stampa a paese in cui c’è libertà parziale. I motivi sono tre:

  • le limitazioni imposte dai tribunali e dalle leggi sull’informazione;
  • l’aumento di intimidazioni da parte della criminalità organizzata e dei gruppi di estrema destra;
  • le concentrazioni editoriali.

Nei giorni scorsi molti conduttori hanno parlato del tema nelle loro trasmissioni. Ieri Alessandro Milan, a 24 Mattino, in onda su Radio 24, ne ha discusso con Milena Gabanelli, di Report, il segretario Fnsi Franco Siddi e Pierluigi Magnaschi, editorialista del quotidiano Italia Oggi. Qui c’è il podcast, la discussione è dopo la rassegna stampa, nell’ultima parte del file. Nel programma Gabanelli ha parlato soprattutto delle responsabilità dei giornalisti e dei direttori e delle cause di diffamazione, che sono un forte onere per chi fa giornalismo. Siddi ha accennato i motivi della motivazione, cioè il ddl Alfano, la legge sulle intercettazioni che potrebbe limitare la libertà di informazione.

Rai, primi nomi per le poltrone

Ancora ipotesi sulle nomine Rai, e quindi anche per le radio. Questo è l’articolo della Stampa, che si trova qui.

[...] Ancora da risolvere, poi, l’assetto della radiofonia: sarà presentato probabilmente la settimana prossima il business plan sullo “spacchettamento”. Tra i nomi che girano, quello di Antonio Preziosi per Radio1-Gr1; Flavio Mucciante (Udc) per Radio 2-Gr2; Marino Sinibaldi, area Pd, per Radio 3. Il Gr3, insieme al Gr Parlamento, potrebbe andare a Riccardo Berti, ex collaboratore di Bonaiuti a Palazzo Grazioli. Per Isoradio si fa il nome di Aldo Papa, ex addetto stampa del ministro Castelli; e se il dg Masi volesse lasciare l’interim alle relazioni istituzionali, potrebbe essere assegnato a Marco Simeon [...].

Su cosa potrebbe cambiare nei giornali radio non c’è grande discussione. In che modo l’informazione potrebbe cambiare? Forse a molti poltici questo non interessa, ad alcuni cittadini sì. L’unico commento che ho trovato è questa intervista di Radio Radicale (si trova qui) a Marco Beltrandi, membro della Commissione Parlamentare per l’Indirizzo Generale e la Vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi. Beltrandi si lamenta della scarsa qualità dell’informazione Rai, ma anche del fatto che non sono state spiegate le ragioni dello “spacchettamento” del giornale radio.

La satira vive su Radio Italietta

Un raro mix di informazione e satira radiofonica va in onda il lunedì sera su Punto Radio, emitente bolognese. Radio Italietta è una rassegna stampa satirica, condotta da Manna e Sandro, un approfondimento faceto sui vizi italici. Triviale, populistica, assolutamente bolognese e soprattutto divertente. Quale può essere il tema dominante? Ovvio, Berlusconi: “Quale miglior rappresentante del bel paese? Tra corna, barzellette, e intrallazzi…”. Per chi non è a Bologna, si può ascoltare sul web.