Ma dove stanno gli aquilani?

E adesso che succede? Il G8 è finito, Obama e gli altri capi di governo sono partiti, i no global hanno protestato pacificamente e sono andati via, e ora L’Aquila sembra più che mai una città fantasma. DaTenda 6 Popolare Network trasmette in diretta dal suo camper, “da uno spazio fisico dove chiacchierare, discutere, incontrarsi, ascoltare musica e, perché no, suonarla dal vivo”. Ma in giro c’è poca gente, chi è partito, chi è nelle tende o altrove.  Ma dai microfoni di Popolare Network arriva un’immagine più concreta del G8 che dai tanti Gr della Rai. Radio l’Aquila 1 raccoglie invece gli sms degli ascoltatori: gli aquilani sembrano in parte sollevati per la fine del G8, con il blocco delle attività che ha comportato e la paura di incidenti per le proteste, in parte preoccupati di sprofondare nel dimenticatoio e rimanere a vita nelle tende, una volta che sono andati via tutti.

Radio Sherwood parla, Radio Cina tace

Quando il diavolo ci mette la coda” avrebbe detto mia nonna. Proprio ieri, in contemporanea al viaggio in Europa del presidente cinese, sono scoppiate violente proteste nella provincia autonomista dello Xinjiang, subito represse dalla polizia. Si parla di 140 morti. Radio Cina Internazionale, voce ufficiale di Pechino, riporta sul suo sito la notizia:

La sera del 5 luglio, a Urumqi, capoluogo della Regione autonoma del Xinjiang Uyghur, si sono verificati degli incidenti criminali con gravi percosse, assalti, rapine e incendi. Al 6 luglio, le notizie riportano 140 morti e 828 feriti. Appena si sono verificati gli incidenti, il governo locale ha disposto immediatamente le forze di polizia, che attualmente, mantengono la situazione sotto controllo, il traffico e l’ordine sociale della regione sono già stati ripristinati.
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Alle 20,00 del 5 luglio, alcuni individui, si sono uniti illegalmente in Piazza del popolo, in via Jiefang, in via Dabazha, sulla strada meridionale Xinhua e sulla strada Waihuan a Urumqi, dando il via a percosse, assalti, rapine e incendi. La polizia del Xinjiang è arrivata immediatamente sul posto e alle 22,00 della stessa sera, i tumulti per le strade principali e nei punti commerciali erano già tutti sedati, attualmente il traffico e l’ordine sociale di Urumqi sono ripristinati.
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Secondo quanto illustrato, oltre ad aver causato morti e feriti, i criminali hanno anche danneggiato e incendiato oltre 260 automobili, 203 negozi e 14 case sono stati danneggiati e la superficie dei vari edifici incendiati ha raggiunto più di 56 mila metri quadrati.
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Gli organismi per la sicurezza pubblica del Xinjiang hanno costatato che quest’incidente è stato organizzato e premeditato, si tratta di un caso grave di violenza criminale tramato, guidato e provocato all’interno dei confini direttamente dal “Congresso Mondiale della gioventù Uyghur” con a capo il separatista Rebiya Kadeer, il quale ha approfittato di un caso di sicurezza pubblica accaduto a Shaoguan nella provincia del Guangdong, nel sud della Cina.

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