Il New York Times lascia l’etere

Il New York Times lascia il settore radio. La società ha infatti firmato un accordo per vendere il suo canale di musica classica Wqxr. Questo è l’inizio dell’articolo del Wall Street Journal che annuncia la cessione:

New York Times Co. (NYT) inked a deal to unload its New York radio station in a deal worth $45 million as the struggling newspaper company raises more cash from its assets outside of its namesake chain.

The company, which has been struggling amid a prolonged advertising slump and a migration to the Internet, has been exploring the sale of some assets for some time to deal with its debt load.

On Tuesday, New York Times said WQXR-FM, a classical music station that serves the metropolitan area, would be acquired by the radio segment of Univision Communications Inc. (UVN). The Spanish-language media company will pay $33.5 million to exchange the broadcast license and transmitting equipment for its 105.9 FM frequency for that of WQXR’s 96.3 frequency, which has a stronger signal. WNYC Radio will then pay New York Times $11.5 million for the WQXR-related assets[...].

La frequenza è stata venduta a una radio spagnola, mentre la testata è andata alla radio pubblica di New York, che trasmetterà sulla frequenza lasciata libera dalla radio spagnola. A causa della diminuzione della pubblicità, il quotidiano americano attraversa un periodo di difficoltà e la vendita della radio, posseduta dal lontano 1944, dovrebbe servire a pagare parte dei debiti.

Questo in America, perché in Italia i quotidiani, o meglio i gruppi editoriali che li possiedono, si stanno espandendo nel settore radiofonico. La crisi della carta stampata c’è anche in Italia, ma i gruppi reagiscono ingrandendosi e diventando più multimediali. Alcuni giorni fa Rcs Mediagroup, che possiede il Corriere della Sera, si è rafforzato nel settore radio. Nella stessa ottica qualche anno fa Il Secolo XIX di Genova ha creato Radio 19, mentre Il Sole 24 Ore ha creato Radio 24. Chissà se alla fine di questo processo resterà abbastanza pubblicità per i network indipendenti.

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